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Il paesaggio secondo .... Jimmy Pike

Il paesaggio secondo .... Jimmy Pike

"Le vostre montagne parlano"

Jimmy Pike (c.1940 - 2002)

 

Nel 2000 Jimmy Pike e Pat Lowe, nel corso del viaggio in Italia programmato per la presentazione del loro lavoro giungono a Bivongi (RC), ospiti di AM international, ove tengono diversi seminari e workshop oltre che esporre i disegni delle illustrazioni contenute in varie pubblicazioni: Jimmy and Pat Meet the Queen, Desert Dog,  Jilji (life in the Great Sandy Desert), Yinti, etc..

La novità non consiste nell’incontro e nella conoscenza dei personaggi, giacché AM international aveva già presentato nel 1989 una mostra di Jimmy Pike: Graphics from the Christensen Fund Collection. Il fatto eccezionale ed unico è stato invece quello derivato nell’immaginario dell’artista aborigeno dalla circostanza di trovarsi immerso nel nostro paesaggio, inusuale per un abitante del deserto, e di esserne rimasto suggestionato totalmente dal suo fascino visivo.

Chi arriva per la prima volta a Bivongi prova in effetti  la sensazione di essere stato calato in un cratere naturale, avvolto e circondato a 360 gradi da colline che si ergono ripidamente dal letto del torrente Stilaro di cui non si nota, a vista d’occhio, alcuna via d’uscita.

Jimmy ne rimane estasiato ed in modo repentino così si esprime: “le vostre montagne parlano”. Una suggestione che lo accompagna per tutto il periodo della sua permanenza in paese tanto che, per oltre un mese, non appena libero dai seminari e dagli incontri con i ragazzi delle scuole del comprensorio, si siede davanti l’ingresso del Museo (o sulla terrazza al primo piano) e dipinge solo quelle montagne e il loro linguaggio svelato.

Un fatto unico se appunto si considera che il magnetismo che le nostre montagne avevano esercitato nello sguardo di Jimmy è stato talmente forte da compenetrarsi e fondersi in modo naturale e diretto nei sogni e nei miti del “tempo del Deserto”.

Con forza esplosiva le immagini delle montagne prendono vita sulle tele, animate da tocchi precisi, di linee inclinate che seguono l’andamento della coltivazione terrazzata, i promontori, il pendio del territorio, le pareti scavate dall’erosione prodotta dai rivoli di scolo delle acque piovane che si vanno a depositare nelle pozze ai piedi della collina prima di defluire ad alimentare il fiume prendono forma e colore di elementi “tipici” del deserto caro a Jimmy.

La forza evocativa gli prende la mano talmente che Pike  inserisce dentro le nostre colline i simboli atavici del “dream-time” degli aborigeni; una tensione emotiva che lo accompagna facendogli coniugare i codici tradizionali della sua storia con il nostro paesaggio. Così i segni delle creature che abitano il deserto d’improvviso solcano i nostri uliveti trattati con i colori dei cespugli del deserto, gli alberi che sormontano le cime delle colline diventano personaggi epici che dialogano con un cielo impossibile da immaginare se non attraverso l’inventiva di questo straordinario artista; di Jimmy Pike che trovatosi a Bivongi sogna di domare le nostre montagne, esprime il desiderio di “arrampicarsi” fino in cima ma deve fare i conti con il suo equilibrio precario. Non ha di fatto dimestichezza ad affrontare la scalata: opzione negata all’uomo abituato a vivere sul “piano” del deserto dei suoi avi.

Esperienza nuova, anche per Jimmy Pike in ogni caso, che rimanendo coinvolto in un cambio totale di prospettiva rivela un’altrettanta grande emozione visiva delle “montagne” della Calabria che dialogano e interagiscono con gli spiriti ed il vento di sabbia del deserto in modo così naturale e diretto, stravolgendo e “fondendo” le differenti magie primordiali in un contesto di sorprendente liricità. 

e.f.